‘Il punto è che quando hai quattordici, quindici, sedici, diciassette, puoi fare tutto. Puoi permetterti di sbagliare. Il fatto è che è bellissimo e non ce ne rendiamo conto. È l'età del saltare scuola e falsificare la firma. I maglioni troppo larghi, il the sotto le coperte, le domeniche pomeriggio con gli amici. Le cicatrici sulle braccia. Le scritte nei bagni della scuola, è l'età degli errori l'età che non torna, l'età di qualsiasi cosa fai puoi ancora rimediare. È l'età dei pianti per cose che non sono niente e sembrano tutto, l'età dei primi amori, dei primi baci, il dolore di quando finisce, i “per sempre” che non lo saranno mai, il fatto e che è stupendo ma non ce ne rendiamo conto, ci mettiamo in gabbia per paura della vita, senza renderci conto, che la vita vera è proprio ora, quella che non tornerà indietro, quella che a 30 anni vorremmo rivivere. Il fatto che siamo una generazione dannata, bruciata. La generazione di Facebook di Twitter di tumblr dei messaggi troppo lunghi dei troppi compiti, dei dilatatori e dei tatuaggi. Dei “voglio vivere a Londra” “voglio vivere a New York” delle poesie sui banchi della scuola, i film visti mille volte, le amicizie a distanza, le stazioni, i treni, le insicurezze. Smettere di mangiare e ricominciare due giorni dopo. Ed è bellissimo, solo che non ce ne rendiamo conto. E ora di cominciare a respirare, gridare, vivere. Vivere fino a consumarsi la pelle le ossa. Vivere fino a consumarci l'anima’